Il Centro Albanese e il Gruppo Abele: una serata dedicata alle famiglie, alla migrazione e al dialogo interculturale

Lucia Bianco, Benko Gjata e Anamaria Skanjeti all'incontro del Centro Albanese con il Gruppo Abele a Torino nel 2010.

Alla Fabbrica delle “E” di Torino, un incontro dedicato alla cultura e alle tradizioni familiari albanesi, nell’ambito del progetto “Genitori e Figli” del Gruppo Abele, fondato da don Luigi Ciotti.

“Sguardi familiari sul mondo”: una serata in Albania

Martedì 16 novembre 2010, presso la Fabbrica delle “E” di Torino, si è svolto l’incontro “Sguardi familiari sul mondo: Una serata in Albania”, promosso nell’ambito del progetto Genitori e Figli del Gruppo Abele, in collaborazione con il Centro di Cultura Albanese e l’Associazione Comunità Cattolica Madre Teresa di Torino.

L’iniziativa ha offerto al pubblico torinese un’occasione di approfondimento e confronto sui processi migratori, sulle tradizioni familiari e sulla cultura albanese, ponendo al centro dell’attenzione le esperienze delle famiglie immigrate e le trasformazioni che accompagnano il loro inserimento nella società italiana.

All’incontro, introdotto da Lucia Bianco, del progetto Genitori e Figli del Gruppo Abele, sono intervenuti Benko Gjata, giornalista e presidente del Centro di Cultura Albanese, e Anamaria Skanjeti, psicologa.

La serata ha registrato una partecipazione numerosa e interessata, con un pubblico che ha contribuito attivamente al dibattito attraverso domande, osservazioni e testimonianze personali.

Migrazione, identità e tradizioni familiari

Al centro dell’incontro vi erano le caratteristiche dell’esperienza migratoria albanese in Italia, con particolare attenzione alla famiglia quale luogo privilegiato di trasmissione della cultura, dei valori e delle tradizioni del Paese d’origine.

L’intervento di Benko Gjata ha contribuito a inquadrare il fenomeno migratorio albanese nel suo contesto storico e sociale, approfondendo le trasformazioni vissute dalla comunità nel percorso di inserimento nella società italiana.

La psicologa Anamaria Skanjeti ha arricchito il confronto con una prospettiva attenta alle dinamiche familiari, alle relazioni tra genitori e figli e alle sfide che possono emergere nell’incontro tra differenti riferimenti culturali.

Particolare rilievo è stato attribuito al rapporto tra le generazioni, alla conservazione della lingua e delle tradizioni d’origine e alla costruzione di nuove identità culturali, capaci di conciliare l’appartenenza alla comunità albanese con la piena partecipazione alla società italiana.

L’incontro ha così contribuito a superare una lettura esclusivamente problematica dell’immigrazione, valorizzando le esperienze, le risorse culturali e il contributo delle famiglie albanesi alla vita sociale del territorio.

La convivialità come occasione di incontro tra culture

La serata è stata preceduta da una cena a base di specialità della tradizione gastronomica albanese, preparate con cura dalle donne della comunità.

Un momento conviviale particolarmente apprezzato dai partecipanti, che ha permesso di avvicinarsi alla cultura albanese anche attraverso i suoi sapori, le sue tradizioni culinarie e il valore simbolico dell’ospitalità.

La scelta di affiancare all’approfondimento culturale un’esperienza gastronomica condivisa rispecchia un approccio da sempre promosso dal Centro Albanese: favorire la conoscenza reciproca non soltanto attraverso conferenze e dibattiti, ma anche mediante occasioni informali di socializzazione, nelle quali le differenze culturali diventano un’opportunità di arricchimento.

Il Gruppo Abele e l’impegno sociale di don Luigi Ciotti

Il Gruppo Abele, fondato a Torino nel 1965 da don Luigi Ciotti, rappresenta una delle esperienze più significative dell’associazionismo sociale italiano.

Nato dall’impegno a favore delle persone in condizioni di marginalità, nel corso dei decenni ha sviluppato numerose attività di accoglienza, accompagnamento e sostegno rivolte a persone con dipendenze, famiglie in difficoltà, giovani e persone esposte a situazioni di vulnerabilità sociale.

L’organizzazione ha progressivamente ampliato il proprio campo d’azione, affiancando agli interventi diretti attività educative, ricerca sociale, formazione, iniziative culturali e sensibilizzazione sui temi dei diritti, delle disuguaglianze e dell’inclusione.

Il suo fondatore, don Luigi Ciotti, è una figura di riferimento nazionale nell’impegno civile e nella promozione della giustizia sociale. Nel 1995 ha inoltre promosso la nascita di Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, una rete impegnata nella diffusione della cultura della legalità, nel contrasto alle organizzazioni mafiose e nella valorizzazione della memoria delle vittime innocenti delle mafie.

La Fabbrica delle “E”, sede torinese del Gruppo Abele, è uno spazio dedicato all’incontro, alla partecipazione e alla costruzione di relazioni tra persone, associazioni e realtà sociali differenti. Un luogo particolarmente significativo per ospitare iniziative dedicate al dialogo interculturale e alla valorizzazione delle esperienze delle comunità migranti.

La collaborazione tra il Centro Albanese e il Gruppo Abele: valori e obiettivi condivisi

L’incontro del novembre 2010 si inserisce in un percorso di collaborazione tra il Centro di Cultura Albanese e il Gruppo Abele, due realtà con storie e ambiti di intervento differenti, ma accomunate dall’attenzione alla dignità delle persone, alla solidarietà e alla costruzione di una società più inclusiva.

Per il Centro Albanese, la collaborazione con un’organizzazione autorevole e profondamente radicata nel tessuto sociale torinese come il Gruppo Abele ha rappresentato un’importante opportunità per contribuire al dibattito pubblico sui fenomeni migratori e favorire una conoscenza più approfondita della comunità albanese.

Fin dalla sua nascita, il Centro ha infatti affiancato alla promozione della cultura, della letteratura, dell’arte e delle tradizioni albanesi un costante impegno per l’integrazione sociale, il dialogo interculturale e il superamento degli stereotipi che hanno a lungo condizionato la percezione dell’Albania e dei suoi cittadini in Italia.

In questo contesto, la collaborazione con il Gruppo Abele ha permesso di valorizzare la dimensione sociale dell’attività del Centro, contribuendo a creare occasioni di confronto tra la comunità albanese, le famiglie italiane, gli operatori sociali e le istituzioni del territorio.

Un’attenzione particolare è stata rivolta al ruolo delle famiglie e delle nuove generazioni, nella convinzione che un’integrazione autentica non debba comportare la rinuncia alle proprie radici culturali, ma possa svilupparsi attraverso il riconoscimento reciproco, la partecipazione e la condivisione.

L’iniziativa ha inoltre confermato l’importanza della collaborazione tra associazioni italiane e organizzazioni delle comunità di origine straniera, quale strumento per costruire reti di solidarietà, promuovere la cittadinanza attiva e rafforzare la coesione sociale.

Il Centro Albanese: costruire ponti tra comunità e generazioni

La partecipazione al progetto Genitori e Figli si colloca nel più ampio impegno del Centro di Cultura Albanese per favorire l’incontro tra la società italiana e la comunità albanese, attraverso iniziative culturali, educative e sociali realizzate in collaborazione con numerose istituzioni e organizzazioni del territorio.

Dalle attività nelle biblioteche e nei luoghi della cultura agli incontri dedicati alla storia dell’immigrazione, dalle iniziative rivolte ai giovani alla valorizzazione delle seconde generazioni, il Centro ha contribuito a promuovere una visione dell’integrazione fondata sulla partecipazione, sulla conoscenza e sul rispetto delle diverse identità.

“Sguardi familiari sul mondo: Una serata in Albania” rappresenta un esempio significativo di questo percorso: un’iniziativa nella quale la cultura albanese è diventata occasione di dialogo e di riflessione su temi che riguardano l’intera società.

Un’esperienza che testimonia come la collaborazione tra organizzazioni della società civile possa contribuire a trasformare le differenze culturali in occasioni di incontro, rafforzando i legami tra persone, famiglie e comunità.