Centro di Cultura Albanese e Gruppo Abele: un percorso condiviso di intercultura, solidarietà e impegno civile

Una collaborazione costruita nel tempo attraverso iniziative culturali, progetti educativi e momenti di riflessione sui temi dell’immigrazione, dell’inclusione sociale e della conoscenza reciproca, culminata nella partecipazione congiunta di don Luigi Ciotti e Benko Gjata all’anteprima del film La nave dolce.

La collaborazione tra il Centro di Cultura Albanese e il Gruppo Abele, la storica organizzazione fondata da don Luigi Ciotti, rappresenta una delle esperienze più significative dell’impegno del Centro nella promozione del dialogo interculturale, della solidarietà e dell’inclusione sociale.

Un rapporto nato dalla condivisione di valori e obiettivi comuni: il rispetto della dignità umana, l’attenzione alle persone migranti, il superamento degli stereotipi e la convinzione che la conoscenza reciproca costituisca uno strumento fondamentale per costruire una società più aperta, consapevole e solidale.

Famiglie, migrazione e dialogo interculturale

Una parte importante della collaborazione si è sviluppata attorno ai temi delle famiglie migranti, dell’educazione e dell’integrazione, attraverso incontri pubblici, seminari e progetti rivolti sia alle comunità straniere sia agli operatori dei servizi sociali ed educativi.

Tra le iniziative realizzate presso la Fabbrica delle “e”, sede torinese del Gruppo Abele, figurano “Sguardi familiari sul mondo: Una serata in Albania” e “Famiglie, Educazione, Intercultura – L’Albania”, oltre alle attività legate al progetto Famiglie in Migrazione.

Questi appuntamenti hanno offerto occasioni di confronto sulle tradizioni familiari albanesi, sui modelli educativi e sulle trasformazioni che accompagnano l’esperienza migratoria, contribuendo a valorizzare le differenze culturali come risorsa e opportunità di arricchimento reciproco.

La conoscenza dei Balcani come strumento di incontro e solidarietà

La collaborazione si è estesa anche alla promozione della conoscenza dell’Albania e dei Balcani occidentali, attraverso iniziative culturali, presentazioni editoriali e attività dedicate al turismo responsabile.

Progetti come “L’Europa sconosciuta dei Balcani Occidentali” e la presentazione della guida “Albania e Kosovo” hanno contribuito a far conoscere al pubblico italiano il patrimonio storico, culturale e umano della regione, proponendo una narrazione capace di andare oltre i pregiudizi e le rappresentazioni stereotipate.

Un approccio che riflette la visione condivisa dalle due organizzazioni: la cultura, il viaggio e la conoscenza diretta dei territori possono diventare strumenti di dialogo, solidarietà e sviluppo sostenibile, favorendo relazioni più profonde tra le comunità e valorizzando il protagonismo delle popolazioni locali.

Don Luigi Ciotti e Benko Gjata all’anteprima de La nave dolce

Tra i momenti più significativi di questo percorso condiviso merita di essere ricordata la partecipazione congiunta di don Luigi Ciotti e Benko Gjata, presidente del Centro di Cultura Albanese, alla presentazione in anteprima a Torino del documentario La nave dolce di Daniele Vicari, nel 2012.

Il film racconta l’arrivo della nave Vlora a Bari, nell’agosto del 1991, con migliaia di cittadini albanesi in fuga da un Paese appena uscito dalla dittatura comunista: una vicenda divenuta simbolo della storia delle migrazioni tra Albania e Italia.

La presenza dei due rappresentanti ha testimoniato la convergenza tra l’impegno del Gruppo Abele per la dignità e i diritti delle persone migranti e quello del Centro per la valorizzazione della memoria, dell’identità e del contributo della comunità albanese alla società italiana.

Un impegno comune per una società più inclusiva

La collaborazione con il Gruppo Abele esprime una dimensione fondamentale della missione del Centro di Cultura Albanese: promuovere la cultura non soltanto come patrimonio identitario da preservare, ma anche come strumento di partecipazione, inclusione e responsabilità civile.

Dall’attenzione alle famiglie migranti alla promozione del turismo responsabile, fino alla riflessione sulla memoria delle migrazioni, le iniziative condivise testimoniano la volontà di contribuire a una società nella quale le comunità di origine straniera siano riconosciute non soltanto come destinatarie di politiche di integrazione, ma soprattutto come protagoniste attive della vita culturale, sociale e civile del Paese.