Al Cinema Fratelli Marx di Torino, un incontro dedicato alla memoria dell’esodo albanese, ai diritti dei migranti e alle trasformazioni della comunità albanese in Italia, con il regista Daniele Vicari, don Luigi Ciotti e Benko Gjata.
Un incontro tra cinema, memoria e impegno civile
L’11 novembre 2012, il Cinema Fratelli Marx di Torino ha ospitato un importante incontro pubblico dedicato al documentario La nave dolce, del regista Daniele Vicari, una delle opere cinematografiche più significative sulla grande migrazione albanese verso l’Italia del 1991.
Alla serata hanno preso parte, insieme al regista, don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e di Libera, e Benko Gjata, giornalista e presidente del Centro di Cultura Albanese di Torino, intervenuto in rappresentanza della comunità albanese.
L’iniziativa, organizzata da Slow Cinema in collaborazione con AIACE Torino, faceva parte di un doppio appuntamento con Daniele Vicari, presente nel pomeriggio al Cinema Centrale e successivamente, alle ore 20, al Cinema Fratelli Marx.
La partecipazione del Centro di Cultura Albanese ha contribuito a portare nel dibattito la prospettiva della comunità protagonista di quella straordinaria vicenda migratoria, offrendo un’occasione di riflessione condivisa sulla memoria, sull’accoglienza e sul percorso di integrazione degli albanesi nella società italiana.
La nave Vlora: un’immagine entrata nella storia italiana
Il documentario di Daniele Vicari ricostruisce uno degli avvenimenti più emblematici della storia contemporanea delle relazioni tra Italia e Albania: l’arrivo nel porto di Bari, l’8 agosto 1991, della nave mercantile Vlora, con a bordo circa 20.000 cittadini albanesi.
Le immagini della nave sovraccarica di persone, accalcate sul ponte e aggrappate a ogni spazio disponibile, fecero il giro del mondo, diventando il simbolo di un’intera epoca.
L’Albania stava attraversando una trasformazione epocale. Dopo decenni di isolamento sotto la dittatura comunista, il Paese si apriva improvvisamente al mondo, mentre una profonda crisi economica e sociale spingeva migliaia di persone a cercare nuove opportunità oltre l’Adriatico.
Attraverso testimonianze dirette e preziose immagini d’archivio, La nave dolce restituisce umanità e voce ai protagonisti di quella traversata, andando oltre le rappresentazioni mediatiche dell’epoca.
Il film racconta le speranze di chi partiva, le difficoltà dell’arrivo e le contraddizioni della risposta italiana, segnata da episodi di solidarietà ma anche da misure restrittive e respingimenti.
Daniele Vicari: il cinema come strumento di memoria collettiva
Daniele Vicari, tra i registi più attenti ai grandi temi sociali e politici del cinema italiano contemporaneo, ha dedicato una parte significativa della propria produzione alla ricostruzione di vicende che hanno segnato la storia recente del Paese.
Nel 2012, lo stesso anno di La nave dolce, aveva diretto anche Diaz – Don’t Clean Up This Blood, dedicato ai drammatici fatti del G8 di Genova del 2001.
Pur raccontando avvenimenti differenti, le due opere condividono una riflessione sul rapporto tra cittadini e istituzioni, sulla tutela dei diritti fondamentali e sulla necessità di conservare una memoria critica degli eventi storici.
Con La nave dolce, presentato alla 69ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e premiato con il Premio Pasinetti per il miglior documentario, Vicari ha contribuito a restituire centralità a una vicenda fondamentale non soltanto per la storia dell’immigrazione, ma anche per comprendere l’evoluzione della società italiana.
Don Luigi Ciotti e il valore dell’accoglienza
Particolarmente significativa è stata la partecipazione di don Luigi Ciotti, una delle figure più autorevoli dell’impegno civile italiano, fondatore del Gruppo Abele e dell’associazione Libera, impegnata nel contrasto alle mafie e nella promozione della legalità e della giustizia sociale.
La presenza di don Ciotti, in qualità di presidente di Libera, rientrava nell’impegno dell’associazione, insieme a numerose altre realtà, a sostenere il documentario e favorirne la diffusione.
La sua partecipazione ha conferito all’iniziativa un importante valore civile, collegando il racconto dell’emigrazione albanese a temi universali quali la dignità delle persone, i diritti umani, l’accoglienza e la responsabilità collettiva.
L’incontro si inserisce anche nel percorso di dialogo e collaborazione sviluppato dal Centro di Cultura Albanese con il Gruppo Abele, già concretizzatosi in precedenti iniziative dedicate alle famiglie migranti, alle relazioni interculturali e alla conoscenza delle tradizioni albanesi.
Tra queste, l’incontro Sguardi familiari sul mondo: Una serata in Albania, organizzato nel novembre 2010 presso la Fabbrica delle “E” di Torino, nell’ambito del progetto Genitori&Figli del Gruppo Abele, in collaborazione con il Centro e con l’Associazione Comunità Cattolica Madre Teresa.
Il Centro Albanese: dalla memoria dell’emigrazione alla valorizzazione della diaspora
La partecipazione di Benko Gjata alla serata del Cinema Fratelli Marx si inserisce nel più ampio impegno del Centro di Cultura Albanese per promuovere una conoscenza approfondita e non stereotipata della comunità albanese in Italia.
Fin dalla sua nascita, il Centro ha lavorato per favorire il dialogo tra la comunità albanese e la società italiana, valorizzando il contributo degli immigrati alla vita economica, sociale e culturale del Paese.
In questa prospettiva, il ricordo degli sbarchi del 1991 rappresenta un passaggio fondamentale per comprendere il percorso compiuto dalla diaspora albanese: dall’emergenza migratoria e dalle difficoltà iniziali a una presenza sempre più radicata e partecipe nella società italiana.
L’immagine della Vlora, che per molti italiani ha rappresentato il primo incontro con l’Albania contemporanea, racconta soltanto l’inizio di una storia molto più articolata, fatta di lavoro, sacrifici, mobilità sociale, imprenditorialità, nuove generazioni e crescente partecipazione alla vita del Paese.
Attraverso iniziative culturali, incontri pubblici, proiezioni cinematografiche e collaborazioni con istituzioni e associazioni italiane, il Centro ha contribuito a promuovere una narrazione più completa della migrazione albanese, contrastando pregiudizi e stereotipi e favorendo il riconoscimento del ruolo positivo della diaspora.
Il cinema per raccontare la storia dell’Albania e degli albanesi
L’incontro con Daniele Vicari rappresenta un ulteriore tassello del lungo percorso del Centro di Cultura Albanese nel campo della promozione cinematografica.
Nel corso degli anni, il Centro ha collaborato con il Museo Nazionale del Cinema, il Cinema Massimo e altre importanti istituzioni culturali torinesi, promuovendo proiezioni, anteprime e incontri con registi e protagonisti del cinema albanese e italiano.
Tra le iniziative più significative figurano gli incontri con Roland Sejko, autore di importanti documentari dedicati alla storia dell’Albania e all’emigrazione, le presentazioni delle opere del regista Dhimiter Anagnosti, e la valorizzazione di giovani autori di origine albanese, tra cui Erjon Kadilli.
Lo stesso documentario La nave dolce è stato successivamente al centro di un’altra iniziativa realizzata a Torino in collaborazione con il Centro di Cultura Albanese, nell’ambito della rassegna Mondi Lontani Mondi Vicini, promossa dal Centro Interculturale della Città di Torino presso il Cinema Massimo.
In quell’occasione, il presidente Benko Gjata si è confrontato con gli studiosi Pietro Cingolani e Francesco Vietti sulle trasformazioni della società albanese e sulla condizione della comunità albanese in Italia, a oltre vent’anni dagli sbarchi del 1991.
Una memoria condivisa per costruire il futuro
La serata dell’11 novembre 2012 ha rappresentato un’importante occasione di incontro tra il mondo del cinema, l’associazionismo civile e la comunità albanese di Torino.
La presenza congiunta di Daniele Vicari, don Luigi Ciotti e Benko Gjata ha simbolicamente riunito tre prospettive complementari: quella dell’autore cinematografico, impegnato a raccontare la storia attraverso le immagini; quella dell’impegno sociale e della difesa dei diritti; e quella della diaspora albanese, protagonista diretta delle trasformazioni raccontate dal documentario.
Per il Centro di Cultura Albanese, iniziative come questa confermano il valore della cultura e del cinema come strumenti di conoscenza reciproca, dialogo e costruzione di una memoria condivisa tra Italia e Albania.
Una memoria che non appartiene soltanto al passato, ma continua a offrire chiavi di lettura fondamentali per comprendere il presente e costruire una società più consapevole, inclusiva e aperta.