Campagna per i diritti “Italia sono anch’io”

Il Centro di Cultura Albanese ha aderito e sostenuto ufficialmente la campagna nazionale “Italia sono anch’io”, una delle più importanti mobilitazioni civili promosse in Italia sui temi della cittadinanza, della partecipazione democratica e dei diritti delle persone di origine straniera.

Una grande coalizione per i diritti civili

La campagna rappresentò un’esperienza particolarmente significativa anche per l’ampiezza e la qualità della coalizione promotrice, composta da alcune delle più autorevoli realtà del mondo associativo, sindacale, ecclesiale e del volontariato italiano. Tra i promotori figuravano organizzazioni nazionali impegnate da anni nella tutela dei diritti civili e sociali, nell’inclusione dei migranti e nella cooperazione internazionale, tra cui ARCI, ACLI, Caritas Italiana, CGIL, CISL, UIL, Comunità di Sant’Egidio, Centro Astalli, Emmaus Italia, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Libera, Lunaria, Rete G2 – Seconde Generazioni e numerose altre associazioni attive sul territorio nazionale.

Questa vasta alleanza costituiva un esempio concreto di collaborazione trasversale tra mondi diversi — associazionismo laico e religioso, sindacati, organizzazioni giovanili, reti interculturali, enti del terzo settore e movimenti per i diritti umani — uniti dall’obiettivo comune di promuovere una società più inclusiva e partecipativa. La forza della campagna derivava proprio dalla capacità di mettere in rete competenze, esperienze e sensibilità differenti, creando un fronte civile ampio e autorevole capace di coinvolgere cittadini italiani e stranieri, istituzioni locali, scuole, università e mezzi di informazione.

Il ruolo del Centro di Cultura Albanese

Attraverso il proprio lavoro di rete, il Centro di Cultura Albanese ha contribuito a sensibilizzare e coinvolgere non solo la numerosa comunità albanese presente in Italia, ma anche l’ampia rete di associazioni, istituzioni e organizzazioni italiane e internazionali con le quali collabora da anni nella realizzazione di iniziative culturali, sociali e di dialogo interculturale.

L’adesione alla campagna si inserisce nel più ampio impegno del Centro per il riconoscimento del ruolo delle comunità migranti come parte integrante della società italiana e come ponte stabile tra i Paesi di origine e quelli di accoglienza. In particolare, una grande attenzione è stata dedicata alle cosiddette “seconde generazioni”: ragazze e ragazzi nati o cresciuti in Italia che, pur condividendo pienamente lingua, percorsi educativi, relazioni sociali e vita quotidiana con i propri coetanei italiani, si trovavano spesso esclusi dal pieno riconoscimento dei diritti di cittadinanza.

Il dibattito nella comunità albanese

Il Centro si è inoltre adoperato per portare il dibattito anche all’interno dell’opinione pubblica albanese, contribuendo a far conoscere in Albania le questioni legate alla cittadinanza e al diritto di voto delle cittadine e dei cittadini di origine albanese che vivono, lavorano e crescono in Italia. Un lavoro importante per rafforzare la consapevolezza del valore della diaspora albanese e del suo contributo alla società italiana.

Gli obiettivi della campagna

Lanciata nel settembre del 2011, la campagna “Italia sono anch’io” aveva l’obiettivo di raccogliere almeno 50.000 firme a sostegno di due proposte di legge di iniziativa popolare.

La riforma della legge sulla cittadinanza

La prima proposta riguardava la riforma della legge italiana sulla cittadinanza (Legge 5 febbraio 1992 n. 91), considerata ormai superata rispetto alla realtà di un’Italia diventata negli anni sempre più multiculturale. La normativa vigente si basava principalmente sul principio dello ius sanguinis, cioè sull’idea che la cittadinanza si trasmetta soprattutto attraverso l’origine familiare. Questo sistema rendeva molto difficile ottenere la cittadinanza italiana per molti bambini e ragazzi nati o cresciuti in Italia da genitori stranieri.

La proposta della campagna voleva rendere più semplice e più giusto il riconoscimento della cittadinanza per chi aveva costruito in Italia la propria vita quotidiana. In particolare, si chiedeva che i bambini nati in Italia da genitori stranieri regolarmente residenti potessero diventare cittadini italiani fin dalla nascita o attraverso procedure molto più rapide e accessibili. Allo stesso modo, si voleva facilitare l’accesso alla cittadinanza per i minori arrivati in Italia da piccoli e che avevano frequentato scuole italiane, parlavano la lingua e partecipavano pienamente alla vita sociale del Paese.

L’obiettivo era riconoscere che l’appartenenza a una comunità non dipende soltanto dall’origine familiare, ma anche dal percorso di vita, dall’educazione, dalle relazioni sociali e dalla partecipazione concreta alla società. La riforma intendeva quindi dare pieno riconoscimento a migliaia di giovani che già si sentivano italiani nella vita quotidiana, ma che non godevano ancora degli stessi diritti dei loro coetanei.

Il diritto di voto amministrativo

La seconda proposta riguardava invece il diritto di voto alle elezioni amministrative per i cittadini stranieri regolarmente residenti in Italia. In concreto, si chiedeva che le persone provenienti da Paesi non appartenenti all’Unione Europea, ma residenti stabilmente in Italia da diversi anni, potessero votare per eleggere sindaci, consigli comunali e altri organi delle amministrazioni locali.
La proposta nasceva dall’idea che chi vive stabilmente in un territorio, lavora, paga le tasse, manda i figli a scuola e contribuisce alla vita economica e sociale della comunità debba poter partecipare anche alle decisioni che riguardano quel territorio. Il diritto di voto amministrativo non avrebbe riguardato le elezioni politiche nazionali, ma esclusivamente la possibilità di partecipare alla vita democratica locale.

Secondo i promotori della campagna, concedere questo diritto avrebbe favorito una maggiore integrazione, responsabilità civica e partecipazione sociale, rafforzando il legame tra cittadini stranieri e comunità locali. Inoltre, avrebbe rappresentato un importante strumento di inclusione democratica, permettendo a molte persone di sentirsi parte attiva della società in cui vivono quotidianamente.

Una visione di società inclusiva

Attraverso il sostegno alla campagna, il Centro di Cultura Albanese ha ribadito la propria visione di una società aperta, inclusiva e pluralista, nella quale il riconoscimento dei diritti, della partecipazione e della piena cittadinanza rappresenta un elemento essenziale di coesione sociale e di democrazia.