Nel 2011 prosegue a Torino il progetto interculturale promosso dal Gruppo Abele, con il coinvolgimento delle associazioni delle principali comunità straniere. Un’esperienza di partecipazione, dialogo e collaborazione che si inserisce nel percorso condiviso con il Centro di Cultura Albanese per favorire l’integrazione e la valorizzazione delle diversità culturali.
Un progetto per costruire una società più inclusiva
Favorire l’incontro tra famiglie italiane e straniere, superare stereotipi e pregiudizi, valorizzare le diverse identità culturali e costruire nuove opportunità di partecipazione alla vita sociale: sono questi gli obiettivi di “Famiglie In/Migrazione – Un percorso che continua”, il progetto promosso nel 2011 dall’Associazione Gruppo Abele nell’ambito delle proprie attività dedicate alle famiglie e all’intercultura.
L’iniziativa rappresenta un ulteriore esempio del percorso di collaborazione sviluppato tra il Centro di Cultura Albanese e il Gruppo Abele, due realtà impegnate, attraverso esperienze e competenze differenti, nella promozione del dialogo interculturale, dell’inclusione sociale e della cittadinanza attiva.
Il progetto, sviluppato nel territorio della Circoscrizione 3 di Torino, coinvolge una rete di associazioni rappresentative delle principali comunità straniere presenti in città, con particolare attenzione alle famiglie provenienti da Romania, Marocco, Perù, Albania e Cina.
L’obiettivo non è soltanto quello di offrire occasioni di incontro, ma soprattutto di rendere le comunità migranti protagoniste nella progettazione delle iniziative che le riguardano, valorizzandone le esperienze, le conoscenze e le risorse culturali.
Dall’ascolto delle famiglie alla costruzione di una rete interculturale
Il progetto nasce dall’esperienza avviata nel 2010 nell’ambito del programma Genitori e Figli del Gruppo Abele, attraverso un percorso di ricerca e azione che aveva coinvolto una decina di associazioni delle comunità straniere presenti nella Circoscrizione 3.
Il confronto diretto con le famiglie aveva permesso di individuare alcune delle principali difficoltà incontrate nel percorso migratorio: le barriere linguistiche, i ritmi lavorativi particolarmente impegnativi, la scarsa conoscenza dei servizi e delle istituzioni, le difficoltà nei rapporti con il sistema scolastico e la complessità delle relazioni tra genitori e figli cresciuti in contesti culturali differenti.
Particolarmente significativa era emersa la questione dell’identità e dell’appartenenza, soprattutto per le famiglie che si trovavano a vivere una condizione sospesa tra il Paese d’origine e quello di accoglienza.
Accanto alle difficoltà, il lavoro aveva però evidenziato anche importanti risorse: il desiderio di conoscere gli altri, l’orgoglio per la propria cultura, la volontà di costruire relazioni positive e, soprattutto, l’aspirazione a partecipare pienamente alla vita della società italiana.
Da queste riflessioni nasce la prosecuzione del progetto nel 2011, con l’intento di trasformare le esperienze raccolte in opportunità concrete di incontro, formazione, solidarietà e partecipazione.
Laboratori, incontri e iniziative per donne, bambini e famiglie
Il programma del 2011, articolato nell’arco di dodici mesi, prevede diverse attività presso la sede del Gruppo Abele di corso Trapani 95 a Torino.
Una particolare attenzione è dedicata alle donne e ai bambini, attraverso laboratori artistici e culturali, attività educative, incontri sull’alimentazione e sulla salute, momenti di socializzazione e spazi di gioco.
Accanto a queste iniziative, il progetto propone incontri rivolti alle famiglie, con attività per adulti, bambini e ragazzi, occasioni di orientamento sui servizi scolastici, sanitari e giuridici e momenti conviviali dedicati alla conoscenza reciproca.
Le feste, le ricorrenze e le tradizioni culturali delle diverse comunità diventano così opportunità per incontrarsi, condividere esperienze e costruire relazioni tra persone di origini differenti.
Un altro elemento qualificante è rappresentato dalle attività formative rivolte agli insegnanti, agli operatori sociali e ai professionisti dei servizi territoriali, con l’obiettivo di migliorare la conoscenza dei contesti culturali delle famiglie migranti e favorire modalità di accoglienza sempre più consapevoli ed efficaci.
La comunità albanese e il valore della partecipazione associativa
La comunità albanese figura tra le cinque principali comunità straniere presenti a Torino considerate dal progetto.
Secondo i dati del Comune di Torino relativi al 2009, riportati nella documentazione progettuale, i cittadini albanesi residenti in città erano 5.571, di cui 706 nella Circoscrizione 3.
Numeri che testimoniano una presenza ormai consolidata e che evidenziano l’importanza di iniziative capaci di accompagnare i processi di integrazione delle famiglie, favorendo al tempo stesso il mantenimento dei legami culturali con il Paese d’origine.
Nella rete associativa coinvolta dal progetto figurano anche realtà della comunità albanese, tra cui l’associazione Vatra e l’Associazione Comunità Cattolica Albanese Madre Teresa di Torino.
Per il Centro di Cultura Albanese, la partecipazione alla costruzione di una società interculturale rappresenta da sempre un elemento centrale della propria missione: non soltanto promuovere la conoscenza della cultura albanese presso il pubblico italiano, ma anche contribuire a una maggiore comprensione reciproca, contrastare i pregiudizi e valorizzare il contributo della comunità albanese alla società italiana.
In questa prospettiva, il dialogo con le altre comunità migranti e con le organizzazioni italiane impegnate nel sociale costituisce uno strumento fondamentale per costruire percorsi condivisi di cittadinanza e integrazione.
La collaborazione con il Gruppo Abele: cultura, educazione e intercultura
Il progetto Famiglie In/Migrazione si inserisce in un percorso di collaborazione più ampio tra il Centro di Cultura Albanese e il Gruppo Abele, storica realtà torinese fondata da don Luigi Ciotti, impegnata nella promozione dei diritti, della solidarietà e della giustizia sociale.
Una collaborazione che trova uno dei suoi punti di forza nella convinzione condivisa che l’integrazione non possa essere ridotta a un semplice processo di adattamento delle persone immigrate alla società di accoglienza, ma debba fondarsi sulla conoscenza reciproca, sul riconoscimento delle differenze e sulla partecipazione attiva di tutti i cittadini.
Già il 16 novembre 2010, presso la Fabbrica delle “e” del Gruppo Abele, il Centro aveva collaborato all’organizzazione dell’incontro “Sguardi familiari sul mondo: una serata in Albania”, realizzato nell’ambito del progetto Genitori&Figli, insieme all’Associazione Comunità Cattolica Albanese Madre Teresa di Torino.
La serata aveva offerto al pubblico un’occasione per approfondire le tradizioni familiari albanesi, i processi migratori e le trasformazioni culturali vissute dalle famiglie trasferitesi in Italia.
La collaborazione è proseguita anche sul piano della formazione degli operatori sociali ed educativi.
Il 2 dicembre 2011, sempre presso la Fabbrica delle “e”, si è svolto il seminario “Famiglie, Educazione, Intercultura – L’Albania”, rivolto agli operatori dei servizi pubblici e del privato sociale impegnati nel lavoro con i cittadini migranti.
All’incontro sono intervenuti Benko Gjata, giornalista e presidente del Centro di Cultura Albanese, e Anamaria Skanjeti, psicologa, offrendo una riflessione sui modelli educativi delle famiglie albanesi, sul rapporto tra genitori e figli e sull’interazione tra le tradizioni del Paese d’origine e quelle della società italiana.
Queste iniziative testimoniano la continuità di una collaborazione capace di coniugare promozione culturale, approfondimento sociale e formazione, valorizzando il ruolo delle comunità migranti come interlocutori attivi e portatori di conoscenze.
Dall’integrazione delle famiglie al protagonismo delle nuove generazioni
Uno degli aspetti più significativi dell’esperienza riguarda il rapporto tra le generazioni.
Per molte famiglie migranti, infatti, l’educazione dei figli rappresenta un terreno di incontro, ma talvolta anche di confronto, tra modelli culturali differenti.
I genitori custodiscono esperienze, tradizioni e riferimenti del Paese d’origine, mentre i figli, soprattutto quelli nati o cresciuti in Italia, sviluppano appartenenze e identità che intrecciano più culture.
Il riconoscimento di questa complessità costituisce una condizione fondamentale per favorire percorsi di integrazione equilibrati, nei quali le nuove generazioni possano vivere la propria doppia appartenenza come una risorsa e non come una contraddizione.
Un tema che il Centro di Cultura Albanese ha affrontato anche attraverso numerose altre iniziative culturali, educative e artistiche, promuovendo il coinvolgimento dei giovani e delle seconde generazioni e valorizzando il loro ruolo di ponte tra la società italiana e quella albanese.
Una collaborazione che valorizza il ruolo della diaspora
L’esperienza di Famiglie In/Migrazione testimonia un principio che ha accompagnato l’attività del Centro di Cultura Albanese nel corso degli anni: le comunità migranti non sono soltanto destinatarie delle politiche di integrazione, ma possono e devono esserne protagoniste.
Attraverso il proprio patrimonio di esperienze, competenze e relazioni, la diaspora può contribuire alla crescita culturale e sociale dei territori nei quali vive, favorendo il dialogo tra istituzioni, associazioni e cittadini.
In questo senso, la collaborazione con il Gruppo Abele rappresenta un’esperienza significativa dell’impegno del Centro per un modello di integrazione fondato sulla partecipazione, sulla conoscenza reciproca e sulla valorizzazione delle identità culturali.
Un impegno che va oltre la promozione della cultura albanese e si inserisce in una visione più ampia di società aperta, plurale e inclusiva, nella quale le differenze diventano occasioni di incontro e di arricchimento collettivo.